I nativi digitali non incartano il pesce

La generazione dei millennial, quella dei nati dopo il 1980, viene solitamente osservata con lo sguardo etologico che si riserva alle specie che mutano. Sono le giraffe a collo lungo del Terzo millennio e nel loro innato rapporto con la realtà digitale ci si ostina a cercare un radicale cambio di paradigma nel modo di apprendere dati, di comunicarli, di risolvere i problemi.
13 DIC 12
Ultimo aggiornamento: 11:03 | 6 AGO 20
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La generazione dei millennial, quella dei nati dopo il 1980, viene solitamente osservata con lo sguardo etologico che si riserva alle specie che mutano. Sono le giraffe a collo lungo del Terzo millennio e nel loro innato rapporto con la realtà digitale ci si ostina a cercare un radicale cambio di paradigma nel modo di apprendere dati, di comunicarli, di risolvere i problemi. Da questi nativi o semi nativi digitali ci si aspetta una rivoluzione gnoseologica, li si nomina d’ufficio rottamatori della “old knowledge” – così chiamano il sapere fatto di testi stampati e altri strumenti del tempo che fu – e gli esemplari vengono studiati alla ricerca del terzo occhio con cui vedono la realtà, organo di cui la generazione X è monca.
La prima zavorra di cui liberarsi è il modo in cui i millennial apprendono le notizie, e la stessa struttura del testo, vitello d’oro della “old knowledge”, puzza terribilmente di vecchio. In attesa di avere uno spinotto piantato nella nuca per assorbire informazioni, questa generazione, si dice, procede per input e grafici, per cloud e tweet, e le vecchie colonne dei giornali e i segni di interpunzione sono roba da linotipisti nostalgici. Eppure uno studio del Pew Research Center dice che questa generazione legge i giornali esattamente come li leggevano quelle precedenti: cambia il supporto, da cartaceo a digitale, ma non la struttura delle notizie, fatta di testi complessi e immagini, non di informazioni sparse che vengono assorbite grazie a chissà quale processo mentale inaccessibile ai più vecchi. Il 58 per cento dei millennial cerca nelle news un’esperienza che sia come quella della carta, esattamente quello che chiedono i cinquantenni. E in termini assoluti i giovani leggono anche di più, contrariamente alle aspettative. La ricerca ossessiva di una mutazione quasi genetica della nuova generazione ha ispirato le riforme di tanti giornali nel mondo, ma chi si è discostato troppo dalla struttura del vecchio testo è stato per lo più rigettato dal mercato e dai millennial. Ha ottenuto risultati migliori Rupert Murdoch, che quando ha comprato il Wall Street Journal ha dato alla redazione un solo ordine: “Accorciate gli articoli di qualche riga”. Per capire i millennial basta il buonsenso di un ottantenne.